LEC
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PAPADOPULO GIUSEPPE
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Allenatore che dove ha trovato la fiducia della società ha raggiunto traguardi eccelsi, come la promozione in serie B con due squadre non proprio rinomate come l’Acireale e Fidelis Andria e massimo risultato conseguito promozione nella massima serie con tanto di salvezza la stagione successiva in quel di Siena. Ha conseguito discreti risultati anche quando è stato chiamato da “equipes” di prima fascia come Lazio e Palermo. Viene spesso chiamato a campionato in corso per risolvere situazioni compromesse, risultato che spesso gli riesce come dimostra lo splendido girone di ritorno dei salentini nella stagione passata. Quest’anno in Puglia, il Presidente Semeraro gli ha concesso fiducia e approntato una squadra in grado di disputare un campionato di vertice. Ha sempre dimostrato di essere un allenatore pragmatico, che preferisce la filosofia del risultato rispetto alla qualità del gioco basando la sua tattica su un modulo che predilige l’attenzione alla fase difensiva, questo lo porta ad essere messo in discussione ogni qualvolta i risultati non gli danno ragione. |
LA SQUADRA

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Scende al Manuzzi la squadra che fa riemergere da una malinconica rassegnazione, dolci ricordi, tanto che mi è dolce naufragare in questo mare. Superati gli slanci poetici ci accingiamo ad affrontare una squadra costruita per salire in serie A. Nel calcio mercato sono state apportate le necessarie modifiche ad un undici che soprattutto nel girone di ritorno della scorsa stagione aveva fatto intravedere ottime potenzialità. Il doppio turno casalingo che ha portato solo un punto, ha però evidenziato qualche crepa tanto che la tifoseria, si sente di contestare sia l’allenatore, per il gioco asfittico, anche se pragmatico, sia il direttore sportivo Angelozzi al quale, con timore, non si perdona un passato fatto di allegre politiche economiche che hanno portato successivamente ai fallimenti di Atletico Catania, Sambenedettese e Perugia. La squadra si affida ad un 3-5-2 dove in difesa i marcatori, spesso sbadati e con lacune di concentrazione, non vengono mai chiamati in fase di impostazione, anzi viene spesso loro richiesto di affidarsi al lancio lungo a scavalcare il centrocampo. Nella zona mediana del campo i salentini si avvalgono del fosforo di Munari, della vivacità di Vives e della qualità di Ariatti, mentre i malanni fisici frenano la verve di Zanchetta tanto che i più a gran voce desidererebbero l’ingresso dell’anarchico Valdes, giocatore che stuzzica le fantasie di chi non si accontenta di giocate empiriche. Pur evidenziando la qualità degli elementi che compongono il centrocampo salentino è in questa zona del campo che si manifestano le maggiori difficoltà, uno scarso utilizzo delle fasce, trama di gioco latente, ma soprattutto scarso appoggio al temibilissimo duo d’attacco che grazie alle qualità dei suoi componenti riesce a sopperire a queste lacune.
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3-5-2 |
I GIOCATORI

Rosati (1983) Tornato alla casa madre, dopo un’esperienza in serie C1 alla Sambenedettese, è chiamato al primo anno da titolare dopo che nella scorsa stagione aveva scalzato il compagno di reparto Benussi prima dell’arrivo di Pavarini. Portiere dotato di una notevole prestanza fisica, possiede una buona reattività tra i pali, anche se l’inesperienza dovuta alla giovane età non gli consente di governare in maniera autoritaria il reparto difensivo. E’ un elemento di sicuro avvenire, tanto da essere uno dei pochi portieri giovani nel panorama della serie cadetta, alcuni errori che sono costati ai salentini alcuni punti in classifica lo hanno messo in discussione, ma sentire parlare dell’arrivo di Pagliuca ai più appare una bestemmia. Diamoutene (1983) Difensore titolare della nazionale del Mali, giunge in Italia alla Lucchese, successivamente esordisce nella massima serie con la maglia del Perugia che lascerà per giungere in Puglia dove ha cominciato la sua quarta stagione consecutiva, tanto da essere considerato un beniamino dalla tifoseria locale. Si avvale di doti fisiche notevoli che gli consentono di essere un marcatore rude ed impietoso. Evidenzia palesi lacune con la palla tra i piedi e come tutti i giocatori africani pecca in concentrazione, rimediando alle sue frequenti amnesie grazie alle sue lunghe leve e ad una rapidità che gli consente di effettuare recuperi che sanno dell’impossibile. Cottafava (1977) Cresciuto nelle giovanili della Sampdoria, dopo diversi campionati in serie C con Carrarese, Lecco e Giulianova, passa al Treviso dove rimane quattro stagioni diventandone il capitano. Chimato l’anno scorso a Lecce a campionato in corso per espressa volontà di Papadopulo è chiamato grazie alla propria esperienza, autorevolezza e personalità a guidare la difesa pugliese. Pecca in velocità tanto da essere particolarmente vulnerabile quando attaccato. Non convince completamente la tifoseria salentina che gli rimprovera di trovarsi spesso fuori posizione e non gli risparmia mugugni di disapprovazione quando si affida al lungo lancio a scavalcare il centrocampo, facile preda delle retroguardie avversarie. Polenghi (1978) Difensore cresciuto nelle giovanili dell’Inter vanta una lunga esperienza in serie C con la maglia del Novara, viene tesserato dal Lecce a parametro zero dal fallimento della Salernitana su richiesta esplicita di mister Gregucci. La scorsa stagione dopo le prime imbarazzanti uscite con il Boemo in panchina, dove ha palesato la sua inadeguatezza al gioco a zona, con il passaggio della marcatura a uomo ha evidenziato le sue doti di tenacia ed affidabilità che ne fanno un discreto marcatore. Raramente supera la linea mediana del campo, tranne che nei calci piazzati offensivi dove, pur non essendo un corazziere, sa imporsi nel gioco aereo trovando frequentemente la rete come dimostrano le quattro marcature realizzate lo scorso campionato. Angelo (1981) Giocatore brasiliano cresciuto nel Corinthias giunge nel Salento nel 2004-05 dove rimane, salvo una breve parentesi a Crotone. Difensore esterno viene chiamato a coprire interamente la fascia destra nel 3-5-2 disegnato da Papadopulo. Grazie alle sue doti di corridore viene paragonato a Cafu e come il pendolino carioca palesa evidenti difficoltà ed amnesie difensive mentre le sue sfuriate offensive a volte appaiono come l’ineguagliabile esempio del mito di Sisifo. Vives (1980) Dopo tanta gavetta nella serie C campana e pugliese, le prestazioni fornite nel triennio trascorso a Giugliano gli hanno valso la chiamata a Lecce dove ha potuto evidenziare le proprie qualità di grinta affiancate da dinamismo e velocità. Possiede una discreta tecnica di base che gli consente di destreggiarsi a dovere soprattutto negli spazi stretti. Zanchetta (1975) Carriera di tutto rispetto, con oltre 350 partite fra serie A e B, per questo centrocampista cresciuto nelle giovanili dell’Inter dove ha esordito nella massima serie. Foggia, Reggina, Vicenza ma soprattutto Chievo sono le società che si sono avvalse delle sue qualità balistiche. Elemento brillante, rende al massimo quando gioca vicino agli attaccanti, che provvede sistematicamente a rifornire con assist illuminati. Possiede una certa predisposizione all’inserimento offensivo che gli ha permesso di realizzare numerose reti in carriera. Proprio per le sue caratteristiche viene rimproverato a Papadopulo la sua collocazione davanti alla difesa, che se gli permette di ricevere palla e avviare l’azione, lo priva delle sue caratteristiche peculiari. La sua attuale condizione fisica lo porta spesso a saltare diversi incontri, facendogli venire a mancare il ritmo partita e costringendo il Lecce in sua assenza a ricorrere al lancio sistematico. Ardito (1977) Dopo aver combattuto per diversi anni nei campionati di serie C con le casacche del Pontedera e del Como, è alla corte di Papadopulo a Siena che riesce ad esprimere al meglio le proprie caratteristiche. Esordio in serie A e passaggio al blasonato Torino prima di ricongiungersi in questa stagione col proprio maestro. Mediano incontrista, generoso, combattivo ed energico, risulta proficuo anche nella marcatura ad uomo dove spesso riesce ad asfissiare l’organizzatore di gioco avversario. Ideale per l’attuale gioco dei salentini, evidenzia una manifesta difficoltà in fase di impostazione e fraseggio della palla. Ariatti (1978) Esordisce in serie A, giovanissimo, con la maglia della Reggiana dove rimane, salvo una breve parentesi ad Ascoli, per quattro stagioni prima di raggiungere Firenze in serie C2 alla corte di Cavasin, che vede in lui un magistrale interprete per coprire la fascia destra nel 3-5-2- che anche noi bianconeri abbiamo potuto apprezzare. Riabbraccia in Toscana la massima serie che ritrova successivamente con l’Atalanta dopo aver vinto con gli orobici un campionato cadetto. Quest’anno è stato per i pugliesi un acquisto di lusso, corridore di fascia, esegue in modo eccellente la fase difensiva, pecca di scarsa proposività e raramente raggiunge il fondo anche perchè viene impiegato sulla fascia mancina, non proprio quella di sua competenza. La tifoseria gli rimprovera un certo imborghesimento. Tiribocchi (1978) L’anno scorso a campionato in corso ha ritrovato Papadopulo con il quale aveva condiviso la splendida cavalcata con promozione in serie A del Siena impreziosita dalla bellezza di 16 reti che gli fruttano il trasferimento al Torino e successivamente al Chievo dove disputa tre stagioni nella massima serie. Centravanti rognoso e caparbio è in grado di impensierire la retroguardia avversaria anche quando non viene assecondato dal gioco di squadra, sa essere letale con ogni colpo all’interno dell’area di rigore, ma ama anche partire da lontano, e il soprannome “Tir” lo evidenzia, scaricando un tiro potente e spesso preciso. Abbruscato (1981) Esordisce giovanissimo con la maglia della Reggiana nella serie cadetta, categoria che ritrova a Verona dopo aver indossato in serie C le casacche di Livorno e Triestina. Successivamente esplode ad Arezzo dove in un triennio evidenzia le sue caratteristiche di goleador realizzando 43 gol in tre stagioni. Il passaggio al Torino lo intristisce e non riesce ad esprimersi come nelle stagioni precedenti. Ora è chiamato a Lecce sia ad alleviare la solitudine di Tiribocchi e sia, utilizzando le sue armi migliori, scaltrezza e colpo di testa, a rinverdire i fasti del passato. |
LA STRANA COPPIA