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NELLO DI COSTANZO
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Nato a Roma nel 1961, Nello Di Costanzo esordì come allenatore nel campionato 1995-1996, guidando in Viribus Unitis, squadra che portò in appena 4 anni in serie D ottenendo ben 3 promozioni di seguito. Dopo una breve parentesi alla Palmese in serie D, dove ottenne un buon 5° posto finale, ritornò per un altro anno sulla panchina del Viribus Unitis che portò ad uno storico secondo posto nel campionato di serie D. L'anno seguente guidò alla vittoria del campionato di serie D il Gladiator e, dalla stagione calcistica 2002/03 iniziò la sua esperienza nei campionati professionistici. Guidò per 2 anni il Benevento in serie C/1, conquistando il primo anno un buon ottavo posto, mentre il secondo fu esonerato a metà campionato. Si rifece subito nel campionato successivo dove, grazie ad un ripescaggio, portò alla promozione in C/1 la Juve Stabia, neo-promossa in serie C/2, dopo aver terminato il campionato con un ottimo secondo posto un punto solo dietro alla capolista Manfredonia ed aver disputato i play-off, persi in semifinale contro i rivali della Cavese. Nonostante la promozione in serie C/1 cambiò comunque club, accettando l'offerta del Venezia, nobile decaduta in C/2 dopo il fallimento. Con una squadra ricostruita da zero, dopo un inizio tentennante, riuscì a vincere il campionato, riportando la società in serie C/1. Riconfermato anche l'anno successivo, riuscì a far disputare alla squadra un buon campionato, lottando per la prima parte del torneo per la promozione diretta e per la seconda parte per raggiungere i play-off, traguardo tagliato proprio all'ultima giornata. Dopo aver disputato i play-off, persi in semifinale contro il Pisa, viene ingaggiato dal Messina dimostrando di saperci fare in una piazza difficile, piuttosto delusa dall’ultima retrocessione dalla serie A. |
LA SQUADRA

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LA SQUADRA Mister Di Costanzo schiera spesso i suoi con un 4-4-2 piuttosto classico e semplice con due terzini fluidificanti abili nel puntare l’uomo e nel creare superiorità numerica anche in fase offensiva, uno stopper abile nella marcatura e un centrale di difesa (Zanchi) che è un po’ il libero della situazione. A centrocampo il gioco passa dai piedi di Pestrin, con le due ali che in fase di non possesso stringono verso il centro per irrobustire il centrocampo, mentre in fase di possesso una va incontro mentre l’altra tende a fare il movimento opposto per tagliare verso l’area avversaria. Importantissimi sono anche i movimenti di Degano che liberano lo spazio per l’inserimento del centrocampista, mentre a Brancolino là davanti rimane il compito di far salire e respirare la squadra. A differenza che in casa, In trasferta la squadra fatica parecchio e le vittorie tardano ad arrivare…..speriamo che tardino ancora un po’….
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4-4-2 |
I GIOCATORI

MANITTA (1977) Cresciuto nelle giovanili del Bari, Emanuele Manitta le sue fortune calcistiche le ha vissute sempre in quel di Messina. In piazze come Livorno, Bologna e Lecce non è riuscito ad affermarsi, anzi incontrando diverse difficoltà e incappando in giornate storte, cosa che invece accade raramente nello stretto dove si sente a casa e gode di grande fiducia. Meglio tra i pali che nelle uscite, nella sua carriera è riuscito in ben 2 exploit: nella stagione 99/00 infatti, quando difendeva la porta messinese, non solo è riuscito nell’impresa di subire solo la miseria di 11 reti in un campionato, ma ha anche segnato una rete decisiva. GALEOTO (1972) E’ il classico terzino destro da serie B. Utilissimo, abile nello smarcarsi e nell’uno contro uno su Francesco Galeoto si può sempre fare affidamento. Non più giovanissimo, vicino alle 36 candeline, non è più il Cafu bianco e pelato che si ricordano a Treviso, Pescara e Arezzo, però difficilmente sbaglia l’approccio alla partita e difficilmente lo trovi fuori posizone. Carisma e tenacia completano il quadro di un giocatore fondamentale per i messinesi. STENDARDO (1983) Fratello del più celebre Guglielmo, appena approdato alla Juventus, Mariano come modo di giocare gli è molto simile. Alto, bravo di testa (ben dieci reti nelle ultime due stagioni in C) e abbastanza forte fisicamente, è abile nell’anticipo e nei contrasti. Non eccelle quando si ritrova il pallone tra i piedi, se affrontato in velocità può andare in affanno ed è facile mandarlo in tilt. Cresciuto nelle giovanili del Napoli, dopo un girovagare con poca fortuna e visibilità in piazze come Taranto, Lecce, Perugia e Atalanta si è fatto le ossa nella nostra vicina Belluria prima e a Cremona poi dimostrando di saperci fare e di avere tutti i mezzi in futuro per potersi affermare. ZANCHI (1977) Il capitano dei giallo-rossi di Di Costanzo e playmaker arretrato. Bravo nell’impostazione del gioco e nella conduzione della linea difensiva non si dimostra altrettanto affidabile nella marcatura dove talvolta si dimentica del suo uomo soprattutto nelle situazioni da fermo. Forse è anche per questo che in squadre di un certo tipo come Juventus e Bologna non è riuscito ad affermarsi dimostrando quello che di buono aveva fatto intravedere da giovanissimo. Non per questo non è un buon giocatore per la cadetteria. PARISI (1977) Sicuramente uno dei migliori mancini della cadetteria. Terzino sinistro doc, cresciuto nel Palermo è passato poi alla Reggiana e alla Triestina giocando come centrale di difesa. Acquistato dal Messina nel giugno del 2000 è stato spostato sulla fascia diventando il Roberto Carlos dello stretto, ricevendo persino la chiamata tanto sperata e meritata della Nazionale di Lippi nel 2004 (1 presenza contro la Finlandia). Il periodo d’oro dove gli riusciva tutto ormai è passato, ma in ogni caso rimane uno dei pilastri della rosa. PESTRIN (1978) Che dire, il “giocatore” per eccellenza. Il gladiatore del centrocampo, un muro, una potenza, mettetela come volete. Lo conosciamo abbastanza per potergli attribuire decine di aggettivi. In mezzo al campo sa impostare e costruire, corre per due, a volte impreciso, ma mai assente dal gioco. Unica pecca: troppo irruento. Ma forse è anche per questo che sa diventare un idolo e trascinare la folla, prima a Cesena, adesso a Messina. A volte segna pure e mai gol banali. SCHETTER (1982) Piccolo e rapido, bisogna fare attenzione a questo esterno di centrocampo mancino acquistato in estate dalla Cavese (116 gare – 18 reti in quattro stagioni, nonché idolo della tifoseria). Ama partire dalla fascia per poi accentrarsi e cercare di inserirsi in zona gol. Buono il suo impatto con il campionato cadetto dato che partita dopo partita sta acquisendo una certa continuità dopo un inizio di campionato tra alti e bassi. CORDOVA (1979) Questo centrocampista centrale cileno non è male. Portato in Italia dal Perugia di Gaucci, ci ha messo un po’ per ambientarsi ai nostri campionati, ma al momento si sta dimostrando un giocatore all’altezza anche se ancora troppo discontinuo. Oltre a saper organizzare il gioco in maniera discreta è dotato anche di un bel tiro dalla distanza che lo porta talvolta a comparire sul tabellino dei marcatori. Buono il contributo dato la scorsa stagione in serie A, ma che non è servito per la salvezza. SURRACO (1987) Uruguaiano, nazionale under 20, Juan Ignacio Surraco rappresenta la scommessa dei giallo-rossi dello stretto. Arrivato in prestito la scorsa estate dall’Udinese si sta rivelando un discreto giocatore, utile e pratico. Adattato nel ruolo di esterno destro di centrocampo (un po’ come il suo amico Cavani a Palermo) dato che nasce come attaccante. Le sue qualità tecniche a volte si intravedono anche se la giovanissima età lo porta spesso anche a sbagliare. Il tempo è a suo favore. DEGANO (1982) Arrivato dal Piacenza nell’ultima sessione del mercato estivo, il ruolo che predilige è attaccante esterno o seconda punta. E’ un torello niente male che con i suoi movimenti verso l’esterno riesce spesso a mettere in difficoltà i centrali avversari. Bravo nell’uno contro uno, è dotato di una discreta progressione e di una buona agilità. Si mette spesso al servizio della squadra aiutando anche il centrocampo, cosa che non lo rende particolarmente prolifico dal punto di vista realizzativo. BIANCOLINO (1977) Soprannominato “Il Pitone”, Raffaele Brancolino è certamente il punto di riferimento offensivo della band di Di Costanzo. Forte fisicamente e bravo di testa, la sua qualità migliore però è l’abilità nel giocare spalle alla porta in quanto sa difendere molto bene la palla. Con i suoi movimenti riesce infatti a guadagnare spesso punizioni importanti sia per far salire la squadra in difficoltà, sia al limite dell’area di rigore avversaria. L’anno scorso si è laureato capocannoniere del girone B di Serie C1 con la maglia dell’Avellino, contribuendo in maniera determinante alla promozione degli irpini con ben 24 centri, record in carriera. |
JELLO E MIGO