R A V E N N A


 

I PRECEDENTI IN SERIE B

     
1993-1994    
Ravenna - Cesena 1-2 HUBNER - HUBNER - Vieri
Cesena - Ravenna 0-2 Vieri - Fiorio
     
1996-1997    
Ravenna - Cesena 2-0 Iachini - Rinaldi
Cesena - Ravenna 2-0 AGOSTINI - HUBNER
     
1998-1999    
Ravenna - Cesena 2-1 SALVETTI - Dell'Anno - Bertarelli
Cesena - Ravenna 4-2 Biliotti - SUPERBI - SALVETTI - COMANDINI - SALVETTI - Biliotti
     
1999-2000    
Cesena - Ravenna 0-0
Ravenna - Cesena 2-0 Murgita - Grabbi
     

 

IL MISTER

 

FRANCO VARRELLA

I giornalisti parlano di lui come di un vate del calcio italiano, sicuramente più per plageria nei confronti del suo patrocinatore Arrigo Sacchi, che per i risultati effettivamente conseguiti. Dicono di lui che sia uno dei migliori istruttori di calcio italiano e questo non mi è dato di sapere, sicuramente non lo ha mai dimostrato alla guida delle squadre che ha condotto. Se si esclude un campionato vinto a Padova in serie C2 con una formazione tecnicamente ben superiore alla media della categoria, non si ricordano di lui altri successi, se non vogliamo annoverare come tali la salvezza raggiunta l’anno scorso a Trieste, subentrando a campionato in corso ad Agostinelli che peraltro non aveva mai stazionato nella zona retrocessione, oppure la salvezza conseguita alla guida del Bellaria in serie C2 nell’anno precedente. Predicatore della zona, estremo teorizzatore della tattica a spese dell’inventiva, porta all’esasperazione sia i suoi giocatori, sia i vertici societari che lo hanno assunto così come dimostra la sua carriera, dove si evidenziano esoneri e mancate riconferme, tanto da non avere mai allenato una squadra per due stagioni complete consecutive. Giunto quest’anno a Ravenna in sostituzione di Pagliari, sembra non avere invariato il proprio trend fatto di magniloquenti propositi, conditi però da confusione tattica in campo, scarso appeal nello spogliatoio e un forte rimpianto del suo predecessore che potrebbe essere richiamato in caso di una sconfitta nel derby romagnolo.

 


LA SQUADRA

   

 

Lo striscione giallorosso esposto nel 1999 “Non vi salva neanche Di Bella” è a mio avviso lo striscione più lodevole apparso in curva ospiti a Cesena. Interpretava sontuosamente il momento che viveva la squadra bianconera in quel momento, una retrocessione in terza serie che sembrava inevitabile e l’affidarsi al carisma mistico del “rasputin” Alberto Cavasin. In realtà il neoplasma era già intrinseco nella compagine societaria dei cugini, manifestandosi a fine millennio costringendoli ad umilianti e “pericolosissime” trasferte ad Alfonsine o Voltana. Successivamente il progetto del Presidente Fabbri trascina, in breve tempo, grazie alle prodezze di Moscelli, prima, e del duo Succi-Chianese nella scorsa stagione, nuovamente il Ravenna nella serie cadetta. Il mercato estivo non porta sostanziali modifiche all’organico vincitore del campionato, ed in un primo momento sembrano essere scelte assennate, il 4-4-2 di mister Pagliari sembra garantire consistenza e i risultati sono più che soddisfacenti. L’innesto di Pivotto, la conferma di Anzalone, il fosforo di Sciaccaluga e il duo d’attacco appaiono garanzie anche nel difficoltoso campionato cadetto. Invece dopo alcuni risultati negativi, a volte causati da episodi sporadici, la squadra si squaglia ed emergono lacune caratteriali e la mancanza di un leader. Si prova a rimediare con l’assunzione di mister Varrella che non riesce a trasferire sul campo le sue esternazioni verbali. Il mercato invernale, che ha già recapitato Rossetti e Juliano, evidenzierà le volontà societarie di credere in una salvezza che agli esperti appare con l’organico attuale alquanto improbabile.

 

4-4-2

 


I GIOCATORI

 

 

Capecchi (1974) Si ritrova in C2 a Ravenna, dove vive le esaltanti promozioni che portano in serie B i giallorossi, proveniente dal Sora, dopo aver difeso la porta del Pisa ed aver assaporato da titolare per diverse stagioni la serie cadetta con la maglia del Cittadella. Dotato di un fisico imponente, ha vissuto in questa stagione un vistoso calo di rendimento, tanto da venir sostituito per un certo periodo dal dodicesimo Pardini. Ritrovata la maglia da titolare sembra non avere recuperato quella sicurezza che era la sua principale dote. Una buona reattività tra i pali gli consente di compiere interventi decisivi, anche contro avversari dal dischetto, mentre palesa evidenti difficoltà di interpretazione in uscita a dispetto dell’altezza.


Pivotto (1974) Carriera importante per il difensore veneto, dopo la grande occasione propostagli dalla Roma, dove ha evidenziato limiti oggettivi a simili palcoscenici, si è segnalato come giocatore di rendimento costante con scarsi cali di rendimento. Chievo, Lecce, Modena, Palermo e Triestina prima di giungere in Romagna sono il chiaro segnale della sua affidabilità. Dotato di una notevole altezza si dimostra implacabile nel gioco aereo e in marcatura dando sempre una costante sensazione di sicurezza. Viste le esigenze della squadra si ritrova a presidiare la fascia destra palesando maggiori difficoltà, ma le sue doti di resistenza gli permettono di spingere e farsi valere anche in fase offensiva

Anzalone (1978) La prima volta che lo vidi dal vivo in un Cesena – Alzano in terza serie mi chiesi cosa ci facesse in campo Colin Hendry, il capitano gladiatore della nazionale scozzese, tanta la somiglianza fisica e combattiva del giocatore ligure. Centrale difensivo caparbio, energico, un vero lottatore. Baluardo difensivo, spesso arruffone, preferisce la sostanza all’estetica, grazie alla volontà e alla concentrazione si dimostra affidabile anche in velocità, campo dove palesa maggiori difficoltà.

Cosenza (1986) Cresciuto nel vivaio della Reggina, che ne detiene ancora il cartellino, ha vestito le maglie di Melfi e Taranto, giunto in questa stagione a Ravenna, è la maggiore sorpresa della stagione. La sua esplosione ha trasferito Pivotto a destra ed escluso Centurioni. Bravo in chiusura, forte nel gioco aereo dove non disdice proiezioni offensive sui calci piazzati che gli hanno permesso di realizzare già tre reti. In alcuni frangenti della partita si fa trovare impreparato, pecca, vista la giovane età, dovuta alla poca esperienza.

Fasano (1976) Esordisce in questa stagione nella serie cadetta dopo che a ventisei anni giocava ancora nei dilettanti. Scoperto dalla Torres, viene lanciato alla ribalta dal Pavia per trasferirsi assieme a Sciaccaluga, Calzi e Chianese al Ravenna dove vince il campionato di serie C. Difensore di fascia sinistra si evidenzia in fase di marcatura, dove palesa maggiori difficoltà contro esterni offensivi abili tecnicamente. Raramente cerca avventure offensive e con cuore e polmoni bada essenzialmente al sodo.


Olive (1971) Arrivato a Ravenna in sordina, vista l’età e le pochissime presenze, appena 10 complessive negli ultimi 3 anni, sembrava non in grado di impensierire gli autori della promozione nella serie cadetta Calzi e Pizzolla. Invece, dopo poche giornate, servite soprattutto per recuperare il ritmo partita, si è guadagnato i galloni da titolare e si è capito il perché della sua carriera, visto che come disse Nicolò Tommaseo “la fatica non è senza compensi”. Protagonista in piazze importanti come Lecce, Perugia, Bologna, Napoli e Parma, l’anziano centrocampista si evidenzia per le sue doti di corridore. Raddoppio sistematico sul portatore di palla, pressing a tutto campo, recupero di una gran quantità di palloni che poi gioca in maniera sapiente dimostrando anche una buona tecnica di base.

Sciaccaluga (1971) Vedere la sua carriera, mi rende malinconico. Inconcepibile che un giocatore del suo calibro, a parte una parentesi a Siena, abbia trascorso nelle serie inferiori, Derthona, Voghera, Cremonese e Pavia i suoi trascorsi calcistici. Playmaker che gioca molto “basso” per ricevere palla e dettare i ritmi della partita, oppure, innescare le sortite offensive con millimetrici lanci. Abilissimo nei calci piazzati, dove non di rado manda alla conclusione i propri compagni. E’attivo anche in fase di ripiegamento, mentre esce completamente di scena quando la partita impone ritmi alti, oppure la difesa subisce ed è costretta a spazzare, ma queste non sono lacune sufficienti a spiegarmi il perché di quanto all’inizio lamentato.

Rossetti (1980) Cresciuto nel vivaio del Milan, viene mandato a maturare in terza serie alla Viterbese e al Padova, dopo una stagione nella serie cadetta a Como giunge in riva al Savio. Nella prima stagione contribuisce alla salvezza, adoperandosi in un ruolo non suo, l’esterno di centrocampo, mentre incomprensibilmente la stagione successiva viene accantonato ai margini della rosa in una maniera che parafrasando Dante “‘l modo ancor m’offende”. Giocatore serio ed educato, doti rare nel panorama calcistico, è una classica mezzala con buone capacità in fase di interdizione e buona propensione alla costruzione del gioco. Manca di un pizzico di cattiveria agonistica ed è carente, pur essendo dotato di una discreta conclusione da fuori, in fase di finalizzazione

Toledo (1981) Brasiliano portato in Italia da Gaucci ai tempi del Perugia, arriva alla serie cadetta con la maglia dell’Ascoli dopo aver giocato anche con la casacca del Napoli. Acquistato in questa stagione dal Taranto ad inizio campionato mette in evidenza le sue migliori qualità, vivacità offensiva, velocità ed un terrificante destro che sfrutta a dovere soprattutto quando viene chiamato a stazionare sulla fascia sinistra. Come tutti i brasiliani però si intristisce e spesso si assenta dal gioco, abulico, si lascia andare ad estemporanee giocate improduttive.


Chianese (1976) Esplode nel Foggia in serie B realizzando ben 16 reti, poi tanta serie cadetta senza ripetersi, sino ad evidenziarsi come califfo della serie C con le casacche di Pavia e Ravenna. Vinto il campionato con i giallorossi romagnoli, si ripropone nel campionato di serie B sottolineando nuovamente le lacune che ne hanno contraddistinto la carriera. Non esula il sacrificio, lavora molto per la squadra non disdegnando pressing sui difensori avversari, ma tutto questo non risulta sufficiente a garantirgli con continuità la maglia da titolare.

Succi (1981) A Padova le esibizioni in maglia biancoscudata gli aprono i palcoscenici della massima serie dove esordisce con la maglia del Chievo, ancora attuale proprietario del cartellino. Il salto di categoria è consistente, così l’attaccante emiliano si ritrova a Ravenna in terza serie dove riscopre una certa familiarità con il gol. Dopo la promozione si ripresenta nella serie cadetta evidenziando le sue capacità. Centravanti con il fiuto del gol, evidenzia anche notevoli capacità di giocare “molto basso” per assistere la squadra in fase di ripartenza. Ultimamente sta pagando le difficoltà della squadra e grazie alla sua poliedricità viene costretto da un mister un po’ in stato confusionario a giocare a volte come isolata punta centrale, poco servita, e a volte sacrificato come esterno d’attacco dove uno sfiancante lavoro di corsa e copertura lo porta ad essere poco lucido sotto porta.

 

 JELLO E MIGO

                               

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