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Questa
storiella vi sembrerà l’ennesimo frutto della mia perversa fantasia
ed invece vi assicuro che è successa realmente tra gli anni 1986
e 1991. Seguivo il Cesena assiduamente già dai tempi di Osvaldo
Bagnoli (il
migliore allenatore all time del Cesena), avevo già visto andare
in serie A e retrocedere in serie B. Insomma alla vecchia “Fiorita”
ero di casa. Nel bar che frequentavo (a quei tempi abitavo a
Cervia), fra i
tanti soggetti strani o particolari c’era un uomo sui 45 anni
che parlava pochissimo e quando lo faceva difficilmente si capiva
il vero significato delle sue
frasi. Era simpatico, sempre tranquillo e
bonario. E
soprattutto accettava spesso le proposte che noi ragazzi gli facevamo.
Avevamo bisogno di un presidente per la squadra di calcio del bar
e lui accettò di buon grado la prestigiosa carica. Alle partite non
veniva quasi
mai né s’informava dei risultati. Forse perché non voleva soffrire.
Per convenzione lo chiamerò G. Stagione calcistica 1986-87, allenatore
Bruno Bolchi. Il Cesena parte malissimo, dopo qualche
giornata è
tra le ultime, il pubblico contesta inferocito squadra e tecnico.
Coi miei amici, perennemente alla ricerca di cabale favorevoli, cerchiamo
un esorcismo che possa dare una sterzata a quel maledetto
campionato.
Poi ecco l’illuminazione. Mi viene in mente di portare il nostro
G allo stadio. Lui aveva visto a malapena qualche partita del Cervia
nel campionato di Promozione. All’inizio è restio poi accetta. La
partita è
Cesena-Taranto. I bianconeri hanno appena chiuso il mercato di novembre
acquistando Bordin, Aselli e Morbiducci; Seba Rossi è promosso titolare
al posto di Dadina. Bolchi rivolta la squadra come un calzino. Andiamo
in curva Ferrovia e ci sorbiamo un diluvio incredibile. G rimane per
tutta la partita al bar per non bagnarsi. Noi inzuppati come un biscotto
nel caffelatte gioiamo per la ritrovata vittoria (1-0). E’ la
cabala giusta,
ci diciamo. Portiamo G in tutte le partite casalinghe fino
al termine del campionato. Lui sta dentro lo stadio ma non guarda
quasi mai il campo. G vede, o
meglio, presenzia, a 13 gare in casa con
un bilancio di
11 vittorie e 2 pareggi. Le sue congiunzioni astrali sono di
primo livello. Perché non portarlo in trasferta ? La prima volta
viene ad Arezzo e ci porta
lui con la sua Mini: 1-1 con gol di Simonini.
Anche stavolta
non ha visto la partita ma al bar racconta a tutti che si è
divertito molto a guidare. A Vicenza pareggiamo 2-2 e lui è estasiato
sia per aver scalato la
terrazza che porta all’anello superiore (si pagava
il prezzo del parterre e poi si scavalcava) che per il pesce fritto
al cartoccio acquistato nei pressi di Chioggia. A poche giornate dal
termine la corsa verso la A sembra quasi svanire. Occorre la sua presenza
e lo convinciamo con fatica a seguirci a Parma. Il “Tardini” è
stracolmo. Si sta pigiati
come sardine. Lui entra allo stadio e non lo vediamo
più. Il Cesena vince 1-0 con gol di Bordin e sul pullman del ritorno
ci racconta felice che si è passato un bel pomeriggio in un bar di
Parma. Il Cesena approda agli spareggi. Lo precettiamo con procedura
d’urgenza. Lui è
abbastanza reticente. Ormai è tempo di spiaggia e mare ma
lo obblighiamo a seguirci. A Pescara col Lecce finisce 0-0: fa un
giro nei bar di Pescara. A
Modena battiamo la Cremonese 1-0: nessuno sa dove
trascorra quei 90 minuti e lui non dice nulla. A San Benedetto nel
famoso 8 luglio 1987
finalmente vede tutta la partita che ci riporta in serie
A. Negli anni di A viene allo stadio sempre più raramente ma quando
c’è, il Cesena non perde mai. Stagione 1990-91: il Cesena di Lippi
è in crisi, la classifica piange, G non viene al “Manuzzi” da
tempo. La situazione sembra
precipitare. Allora pensiamo ancora a lui.
Cerchiamo in
tutti i modi di convincerlo nonostante non ne voglia più sapere
e alla fine ce la facciamo. Cesena-Parma, ultima d’andata. Durante
il tragitto verso lo stadio improvvisamente G lancia una
profezia: “Là
in quella casa abbandonata c’è spesso una civetta: se la vediamo
vuol dire che per il Cesena non c’è più niente da fare”. Purtroppo
la civetta è lì, sotto una finestra diroccata. Il silenzioso G comincia
a dire che la situazione è irrimediabile. Il Cesena perde 1-0 ed
a fine stagione retrocede. G non è più venuto allo stadio da quel
giorno. La storia vi avrà
fatto ridere così come faceva ridere noi e tutti
i clienti del bar che ci accusavano di circonvenzione d’incapace.
Un uomo schivo, strano ed
indecifrabile era stato per poco più di 4 anni l’uomo
della provvidenza. Ridete pure, ma ce ne fossero ancora ……..
P.S. Grazie a
tutti per gli auguri ricevuti in occasione della nascita della
mia bimba.
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A cura di
- ZORRO |