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Il mio anatroccolo Gastone ha molta fortuna.
Ha ereditato 100 milioni di euro
dallo zio (Paperone), un palmipede che con intelligenza e spregiudicatezza è
riuscito a diventare ricco col racket degli stagni e dei pollai.
Gastone ha
ora l'imbarazzo della scelta su come investirli. Ha la possibilità di
acquistare un complesso immobiliare nell'Antartide o rilevare una ditta che
fabbrica italiani medi o ancora meglio spenderli in una maniera inconsueta.
Io gli ho detto: "Se devi fare una stronzata, falla bene. Aiuta il Cesena !".
Il problema non risiede tanto nel fatto che Gastone non segue il calcio con
particolare amore quanto nel suo desiderio di fare qualcosa che stupisca, che
rimanga scolpito nella mente di tutti anche fra 1000 anni.
Tra le sue idee
più brillanti la costruzione di un chiavodromo dove la gente possa
trombare gareggiando nelle varie specialità oppure una rissoteca, luogo
franco dove potersele dare di santa ragione senza il rischio di denunce o
altri guai del genere.
Quando hai a disposizione una cifra simile ti sembra
di poter fare quello che ti pare, perdi la misura della realtà. Infatti
il nostro anatroccolo ha pensato di poter corrompere alcuni giornalisti
per sparare la notizia di una prossima invasione di San Marino da parte
di Malta col motivo dell'invidia fra piccoli stati. Ha poi cercato di
farsi invitare al Coro Polifonico della Cappella Sistina per cantare
"John Holmes, una vita per il cinema.".
I soldi nella vita non sono tutto
e bisogna restare con le palme per terra, senza montarsi la testa. Ma
se ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità probabilmente
sto vivendo in una profonda caverna da dove non fuoriesce
assolutamente nulla.
Tant'è che Gastone vuole intraprendere un lungo viaggio
da Cesena a Ponte Abbadesse per conoscere bene il mondo prima di giudicarlo. E se
lo giudicherà male il mondo potrà ricorrere in appello o anche
in Cassazione, a meno che non sia già intervenuta la prescrizione.
Mio fratello, figlio unico dalla nascita e col quale mai sono
d'accordo, vuole che tutti quei soldi siano dati in beneficenza. Finalmente
la pensa come me. Perché aiutare il Cesena, ora come ora, è fare pura beneficenza.
Allora abbiamo portato il nostro animaletto allo stadio
e lui si è divertito un casino. Ha spasimato soprattutto per le papere
di Indiveri tanto che in certe partite lo abbiamo dovuto imbottire
di bromuro per sedare un attimo certi istinti. Ama Bernacci perché è
un airone e Cavalli perché è Cavalli. Dei Castori gli piacciono le
dighe anche se spesso non sono efficienti, specie in trasferte tipo Salerno
o Ascoli. Difficile spiegare che ad un roditore bisogna dare
denti adeguati.
Comunque il problema più grosso si è presentato al momento
di approcciare la società bianconera. Gastone si è inalberato quando
ha saputo che Giorgio Lugaresi è un cacciatore, anzi porta la gente
a cacciare in giro per il mondo. Voleva aprire un doppio processo
di Norimberga contro l'autore e il mandante delle stragi di anatre.
Il tempestivo intervento di Michele Manuzzi ha evitato il peggio. Ma
solo per un attimo. Quando il pingue vice-presidente del Cesena gli
ha offerto tartine al paté di fegato d'oca non ci ha visto più.
Ha cominciato ad emettere dei "qua-qua" fortissimi in quanto lui non è
un "quaquaraquà". Ha detto che finanzierà il Cesena solo quando il
sindaco gli metterà a disposizione tanti terreni da adibire a parchi
naturali per anatre.
Ho chiesto a Gastone di non essere integralista, di
pensare ai tifosi della curva, ai loro sacrifici, alla loro passione. Allora
si è commosso e ha detto che anziché sponsorizzare avrebbe rilevato
il pacchetto di maggioranza non appena ricevuto un cenno da parte
della dirigenza. Campa Cavalli (in piena salute possibilmente) che
l'erba cresce, l'anatroccolo la mangia e s'ingrassa mentre la
Romagna calcistica s'interroga.
Azionariato diffuso, fondi sbilanciati o
reddito fesso ? Ne converrete che investire è sempre difficile. Chi è
in bolletta invece non ha alcun dubbio, vive felice e balla il
liscio.
Nella speranza che balli, musica e quant'altro non siano gli stessi
del Titanic, io, ragazzo di terza classe, posso esporvi la morale della favola.
Nessuno potrà rinfacciare al mio anatroccolo di averci
fatto fare la fine del Ravenna.
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